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	<title>Sondrio2020 &#187; Varie</title>
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		<title>Photon Inside, intervista a Antonio Maroscia uno degli inventori</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 16:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho cercato di saperne di più su Photon inside, la vernice fotovoltaica, e del progetto che ruota attorno a questa che si presenta come una piccola rivoluzione nel mondo dell’approvviogionamento elettrico.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-243 alignright" title="photon" src="http://www.sondrio2020.it/wp-content/uploads/2008/09/photon-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" />Ho cercato di saperne di più su Photon inside, la vernice fotovoltaica, e del progetto che ruota attorno a questa che si presenta come una piccola rivoluzione nel mondo dell’approvviogionamento elettrico.<br />
Gli inventori come giustamente indicati sono Fabio Cappelli, Antonio Maroscia e Stefano Segato che non sono afferenti all’Istituto per i materiali nanostrutturati (Ismn) ma sono committenti dell’Istituto per una serie di test da eseguire sulla vernice.<br />
Al Cnr hanno un anno di tempo per fornire le risposte, ma contano tra sei, sette mesi di avere disponibili i primi risultati. <span id="more-240"></span></p>
<p>Il brevetto è di proprietà dei tre inventori che hanno stretto un accordo con l’austriaca Bleiner Ag ma sono alla ricerca di altri partner per continuare a migliorare il prodotto.<br />
<strong>D.: Quando nasce Photon inside?</strong><br />
R.: Come si legge dalla scheda del brevetto abbiamo presentato la domanda nel 2006, ma i nostri studi risalgono al 2004.<br />
<strong>D.:In cosa consiste Photon inside?</strong><br />
E’ una vernice multistrato da applicare alle superfici in grado di assorbire la luce solare e di trasformarla poi in elettricità. Il primo strato aderisce alla superficie, il secondo strato è composto da materiale elettricamente conduttivo, il terzo strato assorbe i fotoni e li converte in energia elettrica, il quarto strato è conposto da un materiale elettricamente conduttivo. Eventualmente si può introdurre un quinto strato che incapsulerebbe il tutto.<br />
<strong>D.: Attualmente esiste solo un prototipo, dunque?</strong><br />
R.: Si. Un piccolissimo prototipo, la vernice è stata applicata su una piccola piastrina oggetto di studio e test da parte del Cnr. Preciso che la vernice non è ancora in vendita.<br />
<strong>D.: Da dove vengono fuori, allora, le stime che sono state riportate da altre fonti?</strong><br />
R.: Le stime si basano sul Business Plan, che abbiamo prodotto, anche in virtù del coinvolgimento di investitori. Innanzitutto nella vernice non c’è il silicio e dunque già questo abbatte di precchio i costi. Sono presenti materiali comuni a molte altre vernici e anche materiali nanometrici che richiedono di essere maneggiati con macchinari appositi. E dunque, causa la mancanza di silicio, si posso dire che potrà costare la metà dei pannelli. Inoltre gli strati di vernice che andranno applicati sono sottilissimi da 400 nanomicron a 1 micron.<br />
<strong>D.: E’ spalmabile su tutte le superfici?</strong><br />
R.: Si lo è. A patto che la superficie sia adeguatamente levigata.<br />
<strong>D.: Una volta in commercio costerà quanto le vernici?</strong><br />
R.: Secondo le nostre previsioni costerà un po’ di più di una buona vernice.</p>
<p>Contributo di Loris</p>
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		<title>Il dottore mi ha prescritto un libro</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 09:29:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bonnie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma che cos’è questa strana cura?. «La biblioterapia è una vera e propria terapia: &#8220;prescrivere&#8221; un libro — spiega Rosa Mininno, psicologa e psicoterapeuta, curatrice di www.biblioterapia.it, il primo sito del genere in Italia — aiuta la persona sofferente a riflettere su di sé, a potenziare le capacità cognitive ed emotive sviluppando risorse empatiche, acquisendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma che cos’è questa strana cura?. «La biblioterapia è una vera e propria terapia: &#8220;prescrivere&#8221; un libro — spiega Rosa Mininno, psicologa e psicoterapeuta, curatrice di www.biblioterapia.it, il primo sito del genere in Italia — aiuta la persona sofferente a riflettere su di sé, a potenziare le capacità cognitive ed emotive sviluppando risorse empatiche, acquisendo conoscenze ed elaborando strategie di gestione del disagio». «Io ho cominciato più di 10 anni fa — conferma Andrea Bolognesi, psichiatra — a &#8220;prescrivere&#8221; libri, al posto o insieme ai farmaci, a pazienti in situazioni di disagio esistenziale, lieve depressione, o che soffrivano di crisi tipica delle età di &#8220;passaggio&#8221;: adolescenza, menopausa, vecchiaia».</p>
<p><strong>Ma perché leggere fa bene?</strong> «I romanzi, — risponde Bolognesi — specie i grandi della letteratura classica, sono miniere dove ognuno può trovare la nota cui accordare il suo cuore. Nella lettura dei romanzi entra in gioco l&#8217;identificazione coi personaggi. Questo meccanismo permette di &#8220;guardarsi dentro&#8221; senza auto-inganni, grazie a quella dose di indulgenza/complicità che, attraverso il personaggio, ci fa accettare nostri difetti, errori o conflitti. Nella lettura dei saggi invece, se davvero &#8220;centrati&#8221; sul problema del paziente, scatta un meccanismo di chiarificazione/illuminazione che fa esclamare: &#8220;Ma è stato scritto proprio per me!&#8221;. E questo aiuta a superare le naturali resistenze che, all&#8217;inizio, si frappongono tra terapeuta e paziente».</p>
<p><strong>E ci sono libri per ogni tipo di disagio.</strong> «Come non consigliare Madame Bovary, o Anna Karenina, o Casa di bambola a donne tormentate dal desiderio di evasione e riscatto? — dice Bolognesi —. Ai genitori possessivi, suggerirei il capitolo &#8220;I Figli&#8221; tratto dal Profeta di Gibran e ad adolescenti afflitti da incomunicabilità col padre proporrei Lettera al padre di Kafka. Ai depressi indicherei Bartebly, lo scrivano di Melville, e Oblomov di Goncarov, due personaggi che rappresentano, meglio di qualsiasi trattato di psichiatria, il prototipo di chi lascia scorrere la vita guardandola dalla finestra. Confrontandosi con loro, il depresso apatico può scuotersi e ritornare ad essere attivo, con un meccanismo &#8220;omeopatico&#8221;. Con meccanismo opposto può invece agire il Circolo Pickwick di Dickens, che dona buon umore anche ai più sfiduciati. Ai manager stressati, propongo Le memorie di Marco Aurelio e Le lettere a Luciliodi Seneca: la loro pacata saggezza potrà aiutare a capire il valore del &#8220;soffermarsi&#8221; su di sé con coraggio. E agli ansiosi ipocondriaci indico Il male oscuro di Giuseppe Berto o il bellissimo racconto Il sentiero nel bosco di Adalbert Stifter perché possano rendersi conto di quante energie dilapidano concentrandosi sulla loro nevrosi».</p>
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		<title>Tutti i benefici della favola</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 20:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bonnie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BOSTON (USA) – Maria ha sei anni e mezzo, frequenta la prima elementare, ma è arrivata a scuola che già conosceva, e amava, i libri. La favola prima della nanna c&#8217;è sempre stata, possibilmente a voce alta, mostrandole le figure, spiegando i significati delle parole difficili, lasciando che a voltare pagina fossero direttamente le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BOSTON (USA) –</strong> Maria ha sei anni e mezzo, frequenta la prima elementare, ma è arrivata a scuola che già conosceva, e amava, i libri. La favola prima della nanna c&#8217;è sempre stata, possibilmente a voce alta, mostrandole le figure, spiegando i significati delle parole difficili, lasciando che a voltare pagina fossero direttamente le sue manine. E tutti quei racconti, sera dopo sera, sono stati molto più preziosi di quanto il senso comune possa suggerire. Lo sostiene <a href="http://education.guardian.co.uk/schools/story/0,,2279574,00.html" target="_blank"><u>uno studio </u></a>guidato dal professor Barry Zuckerman, del dipartimento di pediatria della Boston University, da sempre convinto che i bimbi siano nati per leggere e che il primo incontro con il libro debba avvenire nella primissima infanzia, altrimenti è già troppo tardi perché scoppi il vero amore per la lettura.<span id="more-173"></span> <strong>IL RACCONTO DELLA BUONA NANNA -</strong> La favola serale, possibilmente illustrata e letta a voce alta, discutendone con i bambini, offre infatti una molteplicità di stimoli sensoriali: visivi, uditivi, tattili, cinetici. Inoltre i genitori leggendo utilizzano un linguaggio più complesso e più adatto a cogliere le possibilità di rapporto verbale che il testo sollecita nel bambino. La memoria infine viene allenata molto dalla lettura, che a sua volta stimola una partecipazione attiva e uno sviluppo della capacità di giudizio. &#8220;Il mio obiettivo consiste nel lavorare affinché l&#8217;importanza del leggere le favole ai bambini diventi parte della pratica pediatrica così come lo è informare i genitori in merito alle vaccinazioni&#8221;: così si era espresso qualche anno fa il professor Barry Zuckerman.</p>
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<p> <strong>IL PIACERE DELLA LETTURA –</strong> Ma la condizione essenziale che i ricercatori hanno sottolineato nello studio, pubblicato sul giornale Archives of Disease in Childhood, è che l&#8217;incontro con la lettura avvenga in età precoce. Il libro deve essere una sorta di imprinting per regalare tutti i benefici spiegati dagli esperti. In buona sostanza i bambini imparano ad amare il libro perché lo hanno condiviso con qualcuno che amavano e che li amava. In questo modo sarà sempre un oggetto in grado di evocare loro un&#8217;esperienza conoscitiva, ma anche emotiva e persino affettiva.</p>
<p class="footnotes">Emanuela Di Pasqua<br />
<strong>13 maggio 2008</strong></p>
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		<title>LA SICUREZZA OLTRE I PARTITI</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 20:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bonnie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi dodici anni, dal primo governo Prodi a oggi, si è diffusa la tesi che i problemi della sicurezza e dell&#8217; immigrazione possano venire affrontati da due diversi angoli visuali: quello conciliante e tollerante della sinistra, quello rigoroso e intransigente della destra. Alcuni partiti hanno cercato di rafforzare questa convinzione e hanno detto agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi dodici anni, dal primo governo Prodi a oggi, si è diffusa la tesi che i problemi della sicurezza e dell&#8217; immigrazione possano venire affrontati da due diversi angoli visuali: quello conciliante e tollerante della sinistra, quello rigoroso e intransigente della destra. Alcuni partiti hanno cercato di rafforzare questa convinzione e hanno detto agli elettori che avrebbero garantito una risposta più efficace, non appena avessero riconquistato il potere, ai loro sentimenti di paura e d&#8217; insicurezza. Nel nuovo governo di Silvio Berlusconi il<span id="more-172"></span> ministro degli Interni è Roberto Maroni, rappresentante di un partito, la Lega, che ha fatto della sicurezza il suo cavallo di battaglia. Avremo quindi, forse addirittura nei prossimi giorni, un «pacchetto» che conterrà una riforma della legge Gozzini sui benefici per buona condotta, più rigorose misure di polizia, un&#8217; applicazione più severa delle leggi esistenti e norme di esecuzione più stringenti di quelle già presenti nella legge Bossi-Fini. I vincitori lo avevano promesso ed è giusto che non tradiscano le attese dei loro elettori. Ma se vogliamo dare al Paese una buona politica della sicurezza dobbiamo dimenticare la dialettica elettorale, il gioco delle reciproche accuse e la tesi secondo cui esisterebbero, in questa materia, filosofie diverse. La distanza fra destra e sinistra, se si escludono gli estremisti delle due parti, è meno grande di quanto non appaia. Vi sono provvedimenti firmati da Beppe Pisanu, ministro degli Interni con Berlusconi sino alle elezioni del 2006, che potrebbero portare la firma di Giuliano Amato, ministro degli Interni nel governo Prodi, e viceversa. La vicinanza è ancora più evidente nelle città dove i sindaci di sinistra, da Cacciari a Cofferati, non sono meno sensibili alla sicurezza di Letizia Moratti a Milano o Gianni Alemanno a Roma. Non è necessario essere di destra per constatare che l&#8217; accattonaggio molesto, un campeggio di rom ai margini della città o i piccoli zingari che attendono i viaggiatori all&#8217; uscita di una stazione sono fenomeni preoccupanti, oltre che indecorosi. Non è necessario essere di destra per sapere che la tolleranza dell&#8217; illegalità, anche nelle sue forme apparentemente meno pericolose, richiama altra illegalità, più grave e minacciosa. E non è destra o sinistra evitare che i condannati escano dal carcere, poco dopo la sentenza, per andare a commettere nuovi reati. Sul piano dell&#8217; immigrazione clandestina, d&#8217; altro canto, il nuovo ministro degli Interni si accorgerà rapidamente che il fenomeno può essere affrontato soltanto sul piano europeo e che non serve, in questa delicata materia, ostentare demagogicamente propositi euroscettici. Se questi sono i termini del problema non si vede perché la destra debba pretendere di agire da sola e la sinistra fingere di avere soluzioni diverse. Il pacchetto del governo verrà probabilmente approvato con un decreto. Ma dovrà tornare in Parlamento per diventare legge. Si aprirà così una discussione in cui l&#8217; opposizione potrà fare la sua parte, magari cercando di temperare certe norme troppo repressive. Ma il suo ruolo sarà tanto più utile quanto più dimostrerà di avere capito che la sicurezza interessa tutti gli italiani, quale che sia il partito per cui hanno votato.</p>
<p>Romano Sergio</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/" target="_blank">fonte: Corriere.it </a></p>
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		<title>La Curia difende la moschea</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 20:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bonnie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Aiuta Padova, libertà di culto»
La Diocesi cura anche un sito Internet destinato a tenere aperto il dialogo con i musulmani presenti in città
MILANO — La Curia gela i leghisti di Padova, impegnati a raccogliere firme per chiedere un referendum, diventato in pochi giorni il loro cavallo di battaglia: moschea sì, moschea no? «Alle 5.000 indispensabili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>«Aiuta Padova, libertà di culto»</h3>
<h3>La Diocesi cura anche un sito Internet destinato a tenere aperto il dialogo con i musulmani presenti in città</h3>
<p><strong>MILANO</strong> — La Curia gela i leghisti di Padova, impegnati a raccogliere firme per chiedere un referendum, diventato in pochi giorni il loro cavallo di battaglia: moschea sì, moschea no? «Alle 5.000 indispensabili quasi ci siamo, faremo il pienone», esulta il segretario provinciale del Carroccio, Maurizio Conte. Convinto di vincere la sfida lanciata al sindaco Flavio Zanonato (Pd), reo di aver trovato un luogo di culto ad hoc, per gli immigrati di fede islamica. Ma il vescovo, monsignor Antonio Mattiazzo, difende la libertà di religione. Del resto, la Diocesi ha sempre tenuto il dialogo aperto con i fratelli musulmani (basta consultare il sito <a href="http://www.padovaislam.it/" target="_blank"><u>www.padovaislam.it</u></a>) e ora, sul caso specifico, non esita a prendere<span id="more-171"></span> posizione. Con un documento, reso noto ieri. Che, in sintesi, dice: nel rispetto delle leggi e delle procedure, la moschea è un&#8217;occasione per i padovani di «imparare a vivere insieme, pur nella diversità. Essa può favorire il clima di concordia. Per superare paura e allarmismo — puntualizza tuttavia la Curia — non è lesivo della libertà religiosa che le autorità competenti chiedano, e rendano note alla città, garanzie sulle attività, i finanziamenti e i soggetti responsabili di questi nuovi centri di aggregazione e di preghiera». Insomma, si proceda con le dovute cautele.</p>
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<p> <strong>Chi boccia senza appello l&#8217;iniziativa leghista </strong>è don Cesare Contarini, direttore de La difesa del popolo, organo ufficiale della Diocesi. «Moschea sì, moschea no? Di questo tormentone non si sentiva proprio il bisogno — scrive nel suo editoriale —. Comunque, la risposta è sì. Come cittadini non si può dire no a un diritto riconosciuto dalla Costituzione; come cristiani, siamo contenti che ogni uomo e ogni donna preghino, tanto più se è il nostro stesso Dio (pur conosciuto e adorato in maniera molto diversa)». Il leghista Conte ribatte, ruvido: «Bene, allora sia la Curia a dare ai musulmani un edificio per pregare! Non l&#8217;Amministrazione comunale. I padovani pagano le tasse per utilizzare i loro beni pubblici». E aggiunge, provocatorio: «Anche se il bene messo a disposizione degli adoratori di Allah fosse di proprietà della Chiesa, ho l&#8217;impressione che molti cristiani cattolici avrebbero qualche cosa da obiettare!». Don Cesare tira dritto: «Conte mente sapendo di mentire. È chiaro a tutti che la struttura concessa dal sindaco ai musulmani verrà ristrutturata a spese degli stessi e che, una volta ammortizzati i costi, i fruitori pagheranno l&#8217;affitto. Il punto è un altro — continua — ha senso giocare con la religione per fini politici?». Nel 2009 a Padova si vota, e la Lega vorrebbe espugnare anche questo fortino (di sinistra) del Nordest.</p>
<p class="footnotes">Marisa Fumagalli<br />
<strong>11 maggio 2008</strong></p>
<p class="footnotes"><a href="http://www.corriere.it/" target="_blank">fonte: Corriere.it </a></p>
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		<title>Un Harry Potter da record sfida le rocce</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 20:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bonnie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È tra i nominati per l&#8217;Arco Rock Legends, riconoscimento più prestigioso per il popolo degli arrampicatori
Ha un po&#8217; l&#8217;aspetto di Harry Potter il quindicenne ceco che sta sbaragliando le più alte difficoltà dell&#8217;arrampicata sportiva. A Melloblocco, il grande raduno di bouldering in corso in questi giorni in Val Masino (Sondrio), Adam Ondra passa da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>È tra i nominati per l&#8217;Arco Rock Legends, riconoscimento più prestigioso per il popolo degli arrampicatori</h4>
<p><img src="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2008/05_Maggio/11/ARRA/2--75x60.JPG" align="left" height="60" hspace="10" width="75" />Ha un po&#8217; l&#8217;aspetto di Harry Potter il quindicenne ceco che sta sbaragliando le più alte difficoltà dell&#8217;arrampicata sportiva. A Melloblocco, il grande raduno di bouldering in corso in questi giorni in Val Masino (Sondrio), Adam Ondra passa da un sasso all&#8217;altro. Minuto, gli occhialini con la montatura di metallo, il corpo quasi gracile, studia la roccia per qualche istante. Poi tuffa le mani nel sacchetto di magnesite e<span id="more-170"></span> con pochi movimenti elastici supera passaggi da incubo su cui invano aveva sudato il gotha degli scalatori. Quindi scende sorridente, saluta e via verso un altro sasso tra le migliaia sparsi per la Val di Mello, sempre seguito dai genitori, che accompagnano nei suoi giri per il mondo verticale l&#8217;enfant prodige dell&#8217;arrampicata sportiva. Il suo nome è già un mito fra gli appassionati della roccia e le testate specializzate fanno a gara per dedicargli articoli e interviste.</p>
<p><strong>Al Rock Master di Arco </strong>quindici riviste internazionali l&#8217;hanno inserito tra i nominati per la seconda edizione di Arco Rock Legends, il riconoscimento più prestigioso per il popolo degli arrampicatori. Il fenomeno Ondra fa discutere. Non era mai accaduto che un ragazzino conquistasse una dopo l&#8217;altra le vie più difficili al mondo. In un anno Adam ha totalizzato una serie di scalate che per la stragrande maggioranza dei climbers potrebbero costituire il risultato di una brillante carriera dedicata alla falesia. Un tempo il limite estremo delle difficoltà era costituito dal sesto grado. Il giovane ceco viaggia ormai sull&#8217;undicesimo, oscillando, secondo la moderna scala francese, tra l&#8217;8c e il 9a+. Sono di queste difficoltà i passaggi che ha superato in alcuni dei santuari dell&#8217;arrampicata: Santa Linya e Siurana in Spagna, mentre nel luglio del 2007 aveva stupito il mondo verticale salendo in una sola giornata la tecnicissima via Silbergeier, un 8b+ nel Rätikon, in Svizzera.</p>
<p><strong>A stupire sono soprattutto </strong>la facilità e la velocità con cui Adam arrampica là dove gli altri sudano sette camicie. La maggior parte delle sue imprese sono «a-vista», cioè senza avere prima provato il passaggio, o comunque «rotpunkt», senza mai attaccarsi ai chiodi neppure per riposare. La parola d&#8217;ordine è «liberare la via», salire solo con mani e piedi, senza l&#8217;ausilio dei chiodi se non per assicurare la progressione. Mentre il mondo dell&#8217;arrampicata pare sempre più attratto dall&#8217;indoor, dalle palestre artificiali con gli appigli in resina, dove si disputano le gare internazionali, Adam preferisce la roccia e la parete naturale, alternando la falesia alla via in montagna. Naturalmente continua ad andare a scuola, ma appena può scappa ad appendersi alle pareti. Per riscaldarsi comincia con un nono grado, poi passa alle cose veramente dure.</p>
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<p> <strong>Qui a Melloblocco è tutto diverso</strong>, l&#8217;atmosfera è più rilassata. Il popolo del boulder si aggira fra i massi con i suoi crash pad, i materassi con cui attutisce i voli, e le spazzole per pulire gli appigli. Sono arrivati in duemila da una trentina di nazioni, un terzo donne, età media tra i 25 e i 35 anni. C&#8217;è una strana aria da Woodstock, la valle è invasa di ragazzi e i prati sono cosparsi di tende. Sviluppo compatibile: la magnesite lasciata sui sassi si scioglierà alla prima pioggia. Un buon inizio per la riserva naturale istituita da poche settimane dalla Regione Lombardia. Adam chiacchiera in inglese disteso sull&#8217;erba. Poi si alza e vince l&#8217;ennesimo sasso. È lui a dominare la festa dell&#8217;arrampicata. E pensare che venticinque anni fa, quando il bouldering nacque nei dintorni di Phoenix, in Arizona, il piccolo arrampicatore ceco non era ancora nato.</p>
<p class="footnotes">Franco Brevini<br />
<strong>11 maggio 2008</strong></p>
<p class="footnotes"><a href="http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_11/brevini_scalatore_a9ab5938-1f2f-11dd-b397-00144f486ba6.shtml" target="_blank">fonte: Corriere.it </a></p>
<p><!--<br />
<hr align="left" size="1" width="95%">&#8211;></p>
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		<title>Il fattore incompetenza</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 19:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bonnie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parecchi italiani tornano a sperare. I partitini sono stati spazzati via, la squadra di governo è stata messa assieme in pochi giorni, e il cosiddetto Berlusconi IV durerà, si prevede, cinque anni. Tutto bello e bene. Ma ci sono anche cose che non vanno bene. E l&#8217;aspetto che mi colpisce di più del nuovo governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parecchi italiani tornano a sperare. I partitini sono stati spazzati via, la squadra di governo è stata messa assieme in pochi giorni, e il cosiddetto Berlusconi IV durerà, si prevede, cinque anni. Tutto bello e bene. Ma ci sono anche cose che non vanno bene. E l&#8217;aspetto che mi colpisce di più del nuovo governo è la quasi totale e abissale incompetenza (impreparazione, inesperienza) dei suoi componenti. Salvo pochissime eccezioni (Tremonti, Sacconi, Brunetta) l&#8217;incompetenza regna sovrana.<span id="more-169"></span></p>
<p>Si dirà che è sempre stato così sin da quando la Dc inventò il manuale Cencelli per la spartizione dei posti di governo. Però proprio così no. Ai tempi del dominio Dc non c&#8217;era alternanza. Inoltre vigeva la convenzione dei governi «brevi». Pertanto il potere veniva spartito in rapida rotazione pescando sempre nella stessa nomenklatura. Il che consentiva a tutti di tornare più volte al potere, e così finiva che molti tornassero a ministeri che avevano già guidato. La competenza valeva poco anche allora; ma la prassi finiva per produrre ministri che si erano man mano addestrati. Oggi non è più così. E il manuale Cancelli è testé stato perfezionato dal manuale Verdini (un sistema di punteggio per le posizioni di potere che determina i posti assegnati a Fi, An e Lega). Senza contare che se uno sbaglia una volta e poi continua a malfare cento volte, alla fine il danno è centuplicato. Difatti è per questo che oggi siamo, nell&#8217;Occidente, quasi in fondo in quasi tutte le graduatorie. Facciamo qualche esempio.</p>
<p><span>I ministeri particolarmente importanti e difficili</span> sono oggi Interni (Maroni), Riforme (Bossi), Giustizia (Angelino Alfano), Istruzione (Mariastella Gelmini), Ambiente (Prestigiacomo). Mi soffermo su quest&#8217;ultimo. Il ministero dell&#8217;Ambiente esiste da tempo, ma nessuno se ne è accorto. Pecoraro Scanio, il ministro uscente, verrà ricordato per aver bloccato i termovalorizzatori a Napoli; e il suo predecessore Altero Matteoli (oggi alle Infrastrutture) non lascia alcun ricordo: è un eolico, va dove il vento lo porta. Il fatto è che i nostri ambientalisti difendono soltanto il territorio (e neanche tanto: i nostri boschi bruciano ogni anno senza che i Verdi si scuotano granché), bellamente ignorando i problemi globali dell&#8217;ecologia: inquinamento di terra e cielo, riscaldamento della terra, modificazione del clima, eccetera.</p>
<p><span>Anche se abbiamo sottoscritto gli accordi di Kyoto</span>, le nostre emissioni di gas inquinanti continuano a crescere. Ed ecco che all&#8217;Ambiente va Stefania Prestigiacomo, senza dubbio qualificata in bellezza ma non in ecologia. Sono anche a qualificazione zero il ministro della Giustizia Alfano e il Ministro dell&#8217;Istruzione, una leggiadra ma ignotissima Mariastella Gelmini (34 anni, coordinatrice regionale di FI in Lombardia). E così via. Non mi posso dilungare. Ma sono pronto a scommettere che se all&#8217;attuale squadra del governo Berlusconi venissero affidate Mediaset, Fiat, Eni, Luxottica e simili, in pochissimo tempo diventerebbero altrettante Alitalia. Il Cavaliere si vanta di essere un imprenditore. Perché non ci spiega, allora, come mai applica all&#8217;azienda Italia criteri di reclutamento che certo non applicherebbe alle sue aziende?</p>
<p class="footnotes"> <strong>10 maggio 2008</strong></p>
<p>di Giovanni Sartori<br />
<a href="http://www.corriere.it/" target="_blank"> fonte: corriere.it</a></p>
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		<title>Costituzione tradotta in arabo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2008 18:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bonnie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volume in doppia lingua prodotto in 2mila copie: saranno distribuite a scuole e enti che ne fanno richiesta
AGRIGENTO - Un volume pratico e di rapida consultazione in due lingue: italiano e arabo. Non un volume qualsiasi però, ma la Costituzione italiana. L&#8217;inizziativa è della Caritas diocesana di Agrigento, in collaborazione con l&#8217;Associazione «San Giuseppe Maria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Volume in doppia lingua prodotto in 2mila copie: saranno distribuite a scuole e enti che ne fanno richiesta</h2>
<p><strong>AGRIGENTO </strong>- Un volume pratico e di rapida consultazione in due lingue: italiano e arabo. Non un volume qualsiasi però, ma la Costituzione italiana. L&#8217;inizziativa è della Caritas diocesana di Agrigento, in collaborazione con l&#8217;Associazione «San Giuseppe Maria Tomasi». E l&#8217;obiettivo è quello di facilitare l&#8217;integrazione degli immigrati. Il testo, che contiene gli articoli della Costituzione trascritti in arabo e in italiano, verrà presentato nel corso di una conferenza stampa il prossimo 6 maggio nella sede Caritas della città siciliana. Si tratta di un libretto di rapida consultazione prodotto in oltre duemila copie, stampate e distribuite anche alle scuole, agli uffici e agli enti che ne faranno richiesta.</p>
<p><strong>«GLI IMMIGRATI DEVONO RISPETTARE LE REGOLE»</strong> &#8211; «Gli immigrati sono i benvenuti nel nostro Paese &#8211; dice il direttore della Caritas don Vito Scilabra &#8211; ma hanno il dovere di rispettare le leggi italiane. Così abbiamo elaborato la traduzione della nostra Costituzione per agevolare la conoscenza delle normative, che regolano la vita civile in Italia, ai numerosi migranti presenti nel territorio agrigentino».</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/">fonte: Corriere.it</a></p>
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		<title>Brescia, simbolo della svolta</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 09:06:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bonnie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sindaco Paroli e la vittoria del centrodestra: «Tolleranza zero con gli immigrati irregolari»





Il nuovo sindaco di Brescia, Adriano Paroli, 46 anni, Pdl


Già alle 7 di sera nel centro di Brescia non c&#8217;è un bresciano. In via san Faustino, dietro piazza della Loggia, si sente parlare solo urdu, arabo, hindi e dialetti africani: sono le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Il sindaco Paroli e la vittoria del centrodestra: «Tolleranza zero con gli immigrati irregolari»</h2>
<table class="foto-v-left" align="left" width="1">
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<td><img src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/04/20/PARO--140x180.JPG" align="left" border="0" height="180" width="140" /></td>
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<td>Il nuovo sindaco di Brescia, Adriano Paroli, 46 anni, Pdl</td>
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<p>Già alle 7 di sera nel centro di Brescia non c&#8217;è un bresciano. In via san Faustino, dietro piazza della Loggia, si sente parlare solo urdu, arabo, hindi e dialetti africani: sono le voci che dai phone-center chiamano casa per pochi euro. Gli immigrati sono molti: trentamila solo i regolari, il 15% della popolazione. Saranno sempre di più: un neonato su tre è figlio loro. Sembrano ancora di più: sono giovani, attivi, non hanno belle case dove rifugiarsi, non partono per i weekend. Soprattutto, «i ghetti di solito li fanno in periferia. Qui il ghetto per gli immigrati è il centro storico» dice la «donna forte» della Lega, Simona Bordonali, probabile presidente del consiglio comunale. «Anche Brescia ha il suo Muro. Un Muro trasparente » sostiene il<span id="more-156"></span> nuovo sindaco, Adriano Paroli, Pdl. Un Muro tra la zona Sud del centro dove ancora prevalgono i bresciani, sia pure chiusi in casa, e la zona Nord. Il quartiere del Carmine, con l&#8217;asilo nido dove il 70% dei bambini sono stranieri, e con i seggi dove gli italiani rimasti hanno plebiscitato — 27 punti di vantaggio, quasi il doppio che nel resto della città — Paroli, accento sulla a, 46 anni non dimostrati. Il Guazzaloca di Brescia («il Walesa» ha scritto su Libero il neodeputato Pdl Renato Farina), che ha portato per la prima volta la destra al governo della capitale del cattolicesimo democratico. La città di Giovanni Battista Montini, il Papa del Concilio che Cossiga definisce il vero fondatore della Dc, e di Mino Martinazzoli, che della Dc fu l&#8217;ultimo segretario, e nel &#8216;94 fu anche il primo sindaco eletto da un&#8217;alleanza tra cattolici progressisti e postcomunisti che qualche tempo dopo sarebbe stata chiamata Ulivo. <span style="color: #cc2026">Il Guazzaloca di piazza Loggia</span><br />
Chi ha frequentato Giurisprudenza alla Statale di Milano negli anni &#8216;80, ai tempi del riflusso, ricorda un&#8217;unica presenza organizzata. Una cooperativa legata a Comunione e liberazione, la Cusl, che procurava tutto, dai libri all&#8217;alloggio. Il capo era lui, Paroli. Nel &#8216;91, dopo il servizio militare nei carabinieri, era già assessore democristiano nella sua Brescia. Leggeva Pasolini, ascoltava il Guccini della Locomotiva, sui tazebao scriveva frasi di Milos, nel linguaggio immaginifico caro ai ciellini: «Pensi dunque l&#8217;uomo a bere il caffè e dare la caccia alle farfalle; chi ama la res publica avrà la mano mozzata ». Lui sostiene che il significato è semplicissimo: «Chi va oltre se stesso, chi si occupa del bene comune, rischia di finire male. Noi non siamo contro il &#8216;68, perché nel &#8216;68 riconosciamo un desiderio di infinito». I modelli, però, sono altri. Berlusconi, con cui Paroli nell&#8217; 86 passò una giornata intera al meeting di Rimini, restandone folgorato: «Una persona meravigliosa. Chi oggi lo odia, se avesse l&#8217;occasione che ho avuto io di conoscerlo, lo amerebbe». E Flavio Tosi, il sindaco di Verona, celebre per essersi presentato al consiglio comunale con la tigre del circo padano al guinzaglio, aver tolto il ritratto di Napolitano dall&#8217;ufficio e ora ammainato il tricolore. «D&#8217;accordo, Tosi non sarà un genio della politica — dice Paroli —. Ma è un uomo serio: si è impegnato a fare quel che i veronesi chiedevano. Corsini, il mio predecessore, pretendeva di spiegare ai bresciani quel che era utile per loro». I motivi della storica vittoria, sostiene il nuovo sindaco, sono tre. L&#8217;accordo ampio tra i partiti, compreso l&#8217;Udc, suggellato dal voto di 16 mila iscritti e da un congresso. La campagna elettorale, «con due momenti di svolta: l&#8217;intervista pubblica che mi ha fatto Carlo Rossella; e l&#8217;incontro con Magdi Allam agli Artigianelli. Sono venute 1500 persone. Ora chiederò ad Allam consigli su come integrare gli immigrati». Gli immigrati sono il terzo motivo. Sul programma del vincitore è scritto: «Tolleranza zero, almeno per due anni». Cosa significa? «Niente residenza a chi non ha un contratto d&#8217;affitto e un reddito minimo garantito, diciamo tra 5 e 8 mila euro l&#8217;anno. Polizia municipale nelle strade anziché in ufficio. Nuove unità cinofile, insomma con i cani antidroga. Progetto &#8220;posso girare da sola&#8221; per le donne. Ripulire la stazione, che oggi è il ritrovo degli sbandati, degli accattoni, delle prostitute. Ripulire il centro storico: via tutti gli ambulanti; distinguere tra gli immobili da conservare e quelli da sostituire, magari con strutture moderne in vetro e acciaio, come a Parigi e Berlino; separare le attività utili da quelle dannose, che diventano luoghi di adunate improprie e di disturbo. Quindi, chiudere i phone-center di via san Faustino ». Non ci sono donne straniere, nei phone-center, nei kebab bar, neppure nei supermercati. Le immigrate sono chiuse in casa, come i bresciani. Le europee — ucraine, moldave, romene, russe — si incontrano la domenica mattina in via dei Mille: sono badanti e prostitute, quindi utili e benvolute. Molte asiatiche e africane sono arrivate per un matrimonio combinato e hanno conosciuto il promesso sposo come secoli fa le infante di Spagna: per ritratto, o meglio per fotografia. Se stanno male, al pronto soccorso va il marito, a descrivere o mimare i sintomi; potessero, andrebbero loro anche a partorire, capita sovente che la mamma arrivi con il cordone ombelicale in mano e un bambino nato in auto. Quasi nessuna parla italiano. Le più informate hanno un quotidiano, Urdu News, nella loro lingua. Una ragazza pachistana di 24 anni, una delle poche a essersi integrata davvero, faceva da interprete: quando i carabinieri portavano nella caserma di piazza Brusato un suo connazionale, la mandavano a prendere perché traducesse. Fino a quando, alle 10 di sera del primo luglio 2006, è arrivata da sé, inseguita dai familiari che picchiavano alla porta infuriati, ripetendo in lacrime agli amici carabinieri: «Nascondetemi, quelli mi vogliono linciare». Un mese dopo, qui vicino, a Sarezzo, un&#8217;altra ventenne pachistana, Hina, è stata sgozzata e sepolta nell&#8217;orto di casa perché voleva vivere come gli italiani e sposarne uno. Tre delitti in dieci giorni. Una studentessa di 23 anni, Elena Lonati, uccisa dal sacrestano cingalese, chiusa in un sacco di plastica e nascosta sotto la scala del pulpito: non voleva saperne di uscire dalla chiesa. Un pittore di 71 anni, Aldo Bresciani, casa di fronte alla stazione, accoltellato e avvolto in un tappeto da un maghrebino, oggi in ospedale psichiatrico. Il sindaco Corsini dichiara che con questi fanno sei omicidi, proprio come l&#8217;anno prima. È vero. Ma non è ciò che i concittadini vorrebbero sentirsi dire. La più votata della Lega, dopo il segretario cittadino Fabio Rolfi, è una donna di 36 anni, Simona Bordonali. Studentessa fuori corso in lingue, un lavoro da rappresentante di gadget pubblicitari lasciato per la politica. Appassionata di musica irlandese — non solo gli U2 ma gruppi che si chiamano Cranberries e Clannad —, leghista da quando faceva il ginnasio. «Fuori dalla scuola davano volantini contro la Lega e i barbari che volevano dividere l&#8217;Italia. Andai a una sezione della Lega. Dopo qualche mese fecero una festa, e venne Bossi. Fece l&#8217;alba a parlare con noi». In sezione ha conosciuto suo marito. È diventata un capo per aver condotto la lotta contro il Residence Prealpino: costruito negli anni &#8216;80 per i funzionari delle aziende bresciane, occupato negli anni &#8216;90 dai senegalesi. «Sono arrivati a essere anche ottocento — racconta lei —. Il Prealpino era diventato la loro cittadella, era conosciuto pure a Dakar, non dicevano &#8220;vado in Europa&#8221; ma &#8220;vado al Residence&#8221;. Una Tortuga, un&#8217;isola in cui non valevano regole e ti offrivano ogni sorta di droga e prodotto contraffatto». E giù petizioni alla prefettura, alla provincia, al comune di Bovezzo (il Prealpino è nel suo territorio, ma dall&#8217;altra parte della strada c&#8217;è Brescia). Alla fine, lo sgombero c&#8217;è stato. «Ma manca ancora una scala! Se è per questo, hanno sgomberato pure il campo nomadi, e hanno costruito per loro 13 villette con giardino: un insulto ai vecchi che non trovano posto nelle case di riposo, ai giovani che non possono sposarsi perché non hanno casa». Comunque, dice la Bordonali, la sinistra non ha perso solo sugli immigrati. Anche sul traffico. Sui cantieri infiniti della metropolitana. Sulle ambulanze che «un tempo ci mettevano in media otto minuti e adesso venti». Ha perso «non per un cambio culturale, ma perché la città era male amministrata ». Parola di leghista.</p>
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<p> <span style="color: #cc2026">Il parroco del «ghetto»</span><br />
«Non è stata una questione ideologica. Non vedo svolte. I bresciani non hanno cambiato testa. In fondo, i due candidati erano entrambi cattolici. Democristiani. Ha vinto chi ha interpretato meglio i sentimenti dei cittadini». Lo dice anche don Gabriele Filippini, per vent&#8217;anni direttore del settimanale diocesano La voce del Popolo, ora parroco di San Nazzaro, la parrocchia del centro dove predica padre Renato Laffranchi, di cui si dice in città che vengano da mezza Lombardia per ascoltarlo. La Curia, che nelle categorie dei laici è da sempre progressista, da sei mesi è retta dal vescovo Luciano Monari, amico di Ruini ma considerato in linea con la tradizione locale, incarnata dal vescovo ausiliare Francesco Beschi. Insomma, i vertici della Chiesa bresciana non sarebbero stati dispiaciuti da una vittoria del candidato del centrosinistra, Emilio Delbono. Ma, nei seggi dei due ospedali gestiti da religiosi, ha prevalso nettamente Paroli: al Sant&#8217;Orsola di 18 punti, al Poliambulanza di 22. Don Filippini assicura che i suoi parrocchiani restano persone di cuore, e non hanno smesso di praticare solidarietà e rispetto. Però, spiega, bisogna capire che può essere duro vivere accanto a sconosciuti che non capiscono né il dialetto né l&#8217;italiano, che magari non fanno nulla di penalmente rilevante ma gettano la spazzatura in strada o cucinano con spezie misteriose o tengono la musica alta tutta notte, e in una parola vivono come non fossero a Brescia. La paura, sostiene il parroco, è un sentimento legittimo, quando vedi i posti in cui sei cresciuto e invecchiato pieni di gente di altro colore, di «volti pallidi dell&#8217;Est, scuri dal Maghreb, neri dall&#8217;Africa», e non ti orienti più. Dice che la nuova giunta va bene, purché tenga fede alla tradizione della città: l&#8217;attenzione ai deboli, l&#8217;assistenza agli anziani, la «finanza sociale». Conferma l&#8217;unico uomo del centrodestra bresciano che andrà a Roma al governo, il deputato di An Stefano Saglia, probabile viceministro alle Attività produttive con delega all&#8217;energia: «Io sono sempre stato dall&#8217;altra parte, ero tra i giovani del Msi. Ma non posso non riconoscere che il cattolicesimo &#8220;manzoniano&#8221; a Brescia, da Mino Martinazzoli a Giovanni Bazoli, ha espresso una cultura di grande ricchezza, il cui peso si fa sentire eccome, ancora oggi. Già ai tempi della Dc questa era una sorta di diga: una città progressista, isolata nella provincia di Prandini e della Dc dorotea». In città c&#8217;era Martinazzoli. Ed è proprio lui a dire che forse una svolta c&#8217;è stata davvero. «Finisce una presenza organizzata dei cattolici. Si chiude un&#8217;epoca che non è iniziata con me, che durava da molto più di quattordici anni: il centrosinistra era nato con il sindaco Boni, negli Anni &#8216;60. Finora avevamo tenuto perché la destra era divisa. Ora siamo ritornati al &#8216;93, al &#8216;94, gli anni della Lega al 30% e di Berlusconi giovane». Con la differenza che la sinistra non ha un Martinazzoli con cui allearsi. In ogni caso, uscirne non sarà facile neppure per la destra. Ad esempio non sarà facile chiudere tutti i phone- center di via san Faustino, da cui a notte fonda, quando telefonare costa meno, si alzano le voci di quelli che non hanno altri contatti con il mondo, che non si integrano e, soprattutto, non votano.</p>
<p class="footnotes">Aldo Cazzullo<br />
<strong>20 aprile 2008</strong></p>
<p class="footnotes"><a href="http://www.corriere.it/" target="_blank">fonte. Corriere.it </a></p>
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		<title>Sondrioduemilaventi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 09:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bonnie</dc:creator>
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<h1><a href="http://www.sondrio2020.it/il-nostro-programma#futuro"><font color="#727375">E&#8217; PULITA</font></a></h1>
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