Monti scrive a #Salvaiciclisti

14 maggio 2012

Il presidente del Consiglio Mario Monti supporta il movimento #Salvaiciclisti: “Vi incoraggio ad andare avanti, bisogna migliorare le condizioni di mobilità di chi usa la bicicletta per muoversi in città”. Questo un passaggio dell’email che oggi il premier ha inviato al coordinamento di #Salvaiciclisti, in risposta alla richiesta di adesione alle battaglie del movimento spontaneo nato sul web che – in appena cento giorni – è riuscito a catalizzare l’attenzione della politica locale e nazionale sul tema della mobilità urbana, chiedendo di ripensarla radicalmente per far “cambiare strada” all’Italia.

Nel testo del messaggio di posta elettronica, anticipato in tarda mattinata dall’Adnkronos, il presidente Monti si schiera a favore della mobilità dolce: “Come già fatto in Europa, finanziando diversi progetti legati alle piste ciclabili, anche in Italia è necessario riservare maggiore attenzione alla ‘mobilità leggera’. In questo senso il governo è impegnato a favorire politiche di mobilità sostenibile, anche con l’obiettivo di ridurre il tasso di incidenti stradali che coinvolgono i ciclisti. Mi rendo tuttavia conto che molto resta ancora da fare”.

Il premier sottolinea, poi, le molte virtù delle due ruote ecologiche rispetto ai mezzi a motore: “La bicicletta è un mezzo di trasporto ‘intelligente’, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale, sia a livello economico, dato che riduce sensibilmente i costi legati alla mobilità urbana, sia, aspetto non meno rilevante, per la salute degli individui”. L’intervento di Mario Monti arriva a un mese dal primo appuntamento “istituzionale” del movimento #Salvaiciclisti, che il 16 giugno – insieme con Anci, Legambiente e Fiab – ha convocato a Reggio Emilia la prima parte degli “Stati generali della ciclabilità”, da cui dovrebbe scaturire un Piano quadro per la ciclabilità italiana.

La lettera del presidente Monti si conclude con un auspicio e un incoraggiamento: “Prima che presidente del Consiglio sono stato un appassionato di ciclismo e un cicloamatore io stesso. Anche se non ho più, come un tempo, l’opportunità di muovermi in bicicletta come vorrei, conosco le problematiche che devono affrontare coloro che utilizzano la bicicletta per muoversi, soprattutto nelle grandi città. Vi incoraggio dunque ad andare avanti, oserei dire a ‘pedalare’, per attirare l’attenzione su quanto si può fare a tutti i livelli per migliorare le condizioni di mobilità di chi usa la bicicletta per muoversi in città”.

Manuel Massimo – Repubblica.it – 14.5.2012


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C’era una volta il Paese dei sindaci.

6 maggio 2012

Oggi sono chiamati a votare oltre 9 milioni di elettori, intorno al 20% del totale. Per eleggere i sindaci di quasi mille comuni, di cui 157 sopra i 15 mila abitanti, compresi 26 capoluoghi di provincia. Potrebbe apparire una consultazione minore. Ma in Italia nessuna elezione lo è.

Perché tutte le elezioni – e soprattutto quelle comunali – servono a cogliere e a dare segnali circa il cambiamento sociale e politico. Una considerazione tanto più vera per questa scadenza. La prima consultazione dopo vent’anni di berlusconismo. Mentre il sistema partitico e il rapporto tra politica e società appaiono logori. Marcati da fratture molteplici.

Da questo appuntamento elettorale ci attendiamo indicazioni su quattro diverse questioni.

1. La prima fa riferimento alla tradizionale divisione tra partiti e schieramenti, emersa nella Seconda Repubblica. Centrodestra e centrosinistra, con il Centro, a sua volta, oscillante fra i due poli. All’elezione del 2007, quando vennero eletti gran parte dei sindaci e dei consigli oggi in scadenza, il centrosinistra subì un pesante arretramento. Nei comuni (superiori a 15 mila abitanti) dove si votava allora, governava in 80 comuni, venti più del centrodestra. Oggi, nell’Italia al voto, il rapporto è rovesciato. Il centrodestra amministra 95 comuni (di cui 12 leghisti), il centrosinistra 53. Da qui in poi, faccio riferimento ai dati dell’Osservatorio Elettorale LaPolis-Demos. ll risultato del 2007 annunciò – e accelerò – il profondo mutamento del clima d’opinione, che avrebbe condotto al governo Berlusconi e la Lega, un anno dopo. Non a caso, dopo quelle amministrative, sorge il Pd di Veltroni. Il progetto del partito unico o, comunque, dominante, del centrosinistra. Imitato dal Pdl di Berlusconi, a centrodestra.

Quella stagione è finita. Da un lato, il centrodestra non è più maggioranza. Lo dicono i sondaggi. Ma, soprattutto, lo hanno dimostrato le elezioni amministrative di un anno fa. Quando il centrosinistra ha vinto nelle principali città dove si è votato. Fra le altre: Milano, Napoli e Cagliari. Dove sono stati eletti sindaci espressi da forze diverse dal Pd. Da ciò la spinta, moltiplicata dai referendum, che ha contribuito alla crisi della maggioranza di centrodestra e alla caduta del governo Berlusconi. Alla fine del berlusconismo, in altri termini. E alla conseguente debolezza del Pdl ma anche del Pd. Incapaci di imporsi come soggetti dominanti dei due schieramenti.

2. Oggi, peraltro, insieme ai principali partiti, anche le alleanze di prima sono divenute fragili. Scardinate dal “montismo”, che ha gestito il post-berlusconismo. Sostenuto da una maggioranza di governo che associa i tradizionali oppositori, Pd e Pdl, insieme al Terzo polo. Mentre gli alleati di prima oggi stanno all’opposizione. Ciò si riflette sulle coalizioni che si presentano nei comuni. Ma solo in parte. La Lega, coerentemente con l’attuale (op)posizione, si presenta da sola quasi dovunque. Ma gli esempi di “Grande coalizione” sono solo un paio. Mentre il Pdl appare disorientato. Si presenta da solo, talora insieme all’Udc. Spesso diviso in diverse liste. L’Udc stessa, peraltro, si presenta autonomamente in circa 70 Comuni, mentre nei rimanenti si divide equamente fra il Pd o il Pdl. Il Pd, in circa 90 Comuni, riunisce tutte le forze di centrosinistra nella stessa coalizione – allargata in 20 casi all’Udc. Ma in molti Comuni si presenta diviso da almeno uno degli altri partiti di sinistra. Come a Palermo. Ma in altri 20 Comuni è alleato all’Udc, in competizione con Sel e/o l’Idv. Questa consultazione diventa, quindi, un’occasione per testare la tenuta dei partiti, ma anche delle coalizioni prevalenti. O, forse, per avere conferma della frammentazione partitica e della scomposizione delle alleanze, in atto.

3. La terza questione riguarda la frattura fra partiti e società, riassunta, un po’ semplicisticamente, nella formula dell’antipolitica. È sottolineata dal moltiplicarsi delle “liste civiche”, utilizzate, spesso, per mascherare i partiti, oltre che per proporre formazioni effettivamente autonome e locali. Non-partitiche. Nei Comuni con oltre 15 mila abitanti al voto, infatti, si presentano 2.636 liste – in media, quasi 17 per Comune – e 991 candidati sindaci – oltre sei per Comune. In queste elezioni amministrative scende in campo anche il Movimento 5 Stelle, di Beppe Grillo. Soggetto politico che ha coltivato la protesta antipartitica. Accreditato, dai sondaggi, di un grande risultato, si presenta in poco meno della metà dei Comuni maggiori e in 20 dei 26 capoluoghi. Quasi dovunque corre da solo. Contro tutti.

Ma questa consultazione costituisce una verifica particolarmente importante anche per la Lega. Esprime i sindaci di 12 Comuni con oltre 15 mila abitanti – di molti altri più piccoli – tra quelli dove si vota. Era il principale imprenditore politico del malessere contro lo Stato centrale e contro il sistema dei partiti. Fino a ieri. Occorrerà verificare se gli scandali e le divisioni interne degli ultimi mesi ne abbiano intaccato la credibilità e il radicamento.

4. L’ultima questione riguarda i protagonisti della consultazione. I sindaci. Quasi vent’anni fa, nel 1993, la legge sull’elezione diretta li rese artefici della stagione seguente alla caduta della Prima Repubblica. Interpreti della domanda di autonomia del territorio e della società. Capaci di compensare il crollo di legittimità dello Stato e del sistema politica presso i cittadini. Vent’anni dopo, però, essi si ritrovano soli. Perlopiù sopportati – quanto poco “supportati” – dai partiti. Che li hanno sempre considerati un ostacolo alle proprie logiche oligarchiche e centraliste. I sindaci. Dagli anni Novanta in poi, hanno rivendicato e ottenuto competenze e responsabilità. Ma dispongono di risorse scarse e di poteri inadeguati. Oltre che in costante declino. Berlusconi e la Lega, negli ultimi dieci anni, hanno esibito un “federalismo a parole”. Il governo tecnico, legittimato – e spinto – dall’emergenza e dai mercati, non finge neppure di valorizzare il ruolo delle autonomie locali e dei sindaci. Ai quali viene, invece, chiesto di trasformarsi da “attori” a “esattori”. Ammortizzatori del dissenso. Addetti a riscuotere tasse impopolari – e a ricucire il rapporto con la società – per conto terzi. Con l’esito di vedersi delegittimati: dallo Stato e dai cittadini.

Da ciò il duplice rischio. Che questa elezione non indichi solo una svolta politica o antipolitica. Ma segni – anche e soprattutto – la fine della “Repubblica dei Sindaci”.

Ilvo Diamanti – Repubblica.it


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18 IUS SOLI

15 aprile 2012

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Bici contromano

9 aprile 2012

L’OK del Comune di Milano. Il ministero ha autorizzato le zone miste.

MILANO – «Ci metteremo subito al lavoro per scovare quali vie di Milano abbiano le caratteristiche richieste dalla normativa». Non è stato preso in contropiede perché da tempo chiedeva di dare strada alle biciclette contromano. Il Comune aveva sollecitato un parere ufficiale da Roma: «È possibile tracciare corsie ciclabili nei sensi unici per far viaggiare le due ruote in direzione opposta al senso di marcia per le auto?». L’autorizzazione arrivata dal ministero dei Trasporti consente di più: circolazione libera alle bici nelle strade larghe 4,25 metri almeno, dentro Ztl vietate ai camion e con limite di velocità a 30 chilometri orari. «È un segno della crescente attenzione nei confronti dei ciclisti», commenta soddisfatto l’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran: «Ora studieremo le strade da riadattare, modificare e segnalare». Servono suggerimenti? Quelli di Ciclobby: «Via Enrico Nöe e via Borsieri, per partire». E questi sono gli indirizzi utili proposti dai corrieri a pedali di Urban Bike Messengers (Ubm): via Solferino, via Moscova, corso Europa, via Montenapoleone e corso Monforte. Ce n’è per riempire un dossier. Che l’Aci critica fin dalle bozze: «Troppi rischi».

Non è una liberalizzazione selvaggia. Il decreto indica una riforma viabilistica graduale, cauta e circoscritta. «L’ideale – riflette Maran – sarebbe riuscire a tracciare “corridoi” riservati ai ciclisti tra i marciapiedi e le file di auto in sosta, ma non è chiaro se il parere del ministero ne concede la possibilità». Servirà tempo. Per censire i quartieri, scremare le ipotesi, individuare le soluzioni: «Il parere del ministero – conclude Maran – potrà essere utilizzato come strumento di pianificazione urbanistica nei futuri interventi sulla viabilità». Tradotto: avanti, ma con giudizio. «Lo spirito è quello giusto», riflette il presidente di Fiab-Ciclobby, Eugenio Galli: «Questi provvedimenti hanno una duplice valenza. Accorciano i percorsi per le bici, favorendo la ciclabilità.

E aumentano la sicurezza stradale grazie alla reciproca visibilità: l’automobilista è preavvertito e si preoccupa del ciclista; il ciclista sa di risalire il flusso d’auto, e fa attenzione». Ovviamente, sottolinea Galli, la segnaletica dev’essere chiara, visibile e fatta rispettare: «Guardiamo alle poche esperienze italiane e ai fortunati modelli europei, dall’Inghilterra all’Olanda: dove è stato consentito l’ingresso delle bici nei sensi unici sono diminuiti gli incidenti». Perché? Matteo Castronuovo, 34 anni, corriere Ubm, sintetizza così l’effetto «benefico» del senso unico ibrido: «È un naturale dissuasore di velocità». Per spartirsi la strada bisogna frenare.

La «scorciatoia» per le due ruote ha un valore economico e un pregio architettonico: è una misura a basso costo e consente di completare la rete delle piste ciclabili nei punti in cui oggi s’interrompe. Per dirla con i tecnici: può rappresentare un «elemento di sutura» nella slabbrata mappa delle piste milanesi. «Una maggiore flessibilità normativa – conferma il capogruppo pdl Carlo Masseroli – consente di rendere più capillari i percorsi ciclabili. Milano è una città rigida, molto costruita: imboccare i sensi unici è una soluzione adatta e percorribile». Concorda Edoardo Croci, ex assessore morattiano ai Trasporti e presidente del comitato referendario Milanosìmuove: «Il via libera alle bici non può essere indiscriminato. Si può intervenire, e si deve farlo, ma solo nei quartieri residenziali, a traffico leggero e lento, su strade adeguate per segnaletica e materiali». Perplesso, per non dire contrario, è il vicepresidente di Aci Milano Geronimo La Russa: «I ciclisti devono potersi spostare su itinerari riservati e protetti. Lo “sblocco” dei sensi unici potrebbe rivelarsi doppiamente pericoloso».

Il Comune, intanto, realizzerà entro aprile quattro nuove corsie ciclabili a raso, delimitate solo da una striscia sull’asfalto, in via delle Forze Armate (zona Perrucchetti), sul cavalcavia don Milani (Giambellino), in viale Turchia (al confine con Segrate) e in piazza 8 Novembre 1917. Sarà approvato solo tra fine mese e inizio maggio, invece, il finanziamento da 22 milioni di euro per le piste ciclabili «pesanti», protette con elementi di arredo urbano, su nove direttrici del centro e della periferia. Totale: 31 nuovi chilometri.

Armando Stella – Corriere.it 7.4.2012


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LA GRANDE SIMULAZIONE

4 aprile 2012

di MICHELE SERRA
Più che alla disonestà vera e propria, gli scandali della Lega fanno pensare alla disperata precarietà strutturale di un partito inventato da un fanfarone di paese, finto medico, cantante fallito, che per oltre vent´anni è riuscito ad abbindolare un popolo evidentemente abbindolabile. Tutto, nella storia leghista, è improvvisato e cialtrone, a partire da quel logo fantasma, “Padania”, che non ha alcuna attinenza con storia e geografia e pare sortito da un partita notturna a Risiko annaffiata da troppo alcol.

Proseguendo con il ridicolo crak del credito padano, l´inverosimile carriera politica del povero Trota, il cerchio magico con le fattucchiere e le badanti, l´università dell´Insubria, gli amiconi illetterati messi alla Rai per puro sfregio, i finti ministeri a Monza, gli elmi cornuti, gli affaroni in Tanzania…

È quasi prodigioso che con ingredienti così poveri la grande simulazione di Bossi abbia potuto reggere così a lungo. È come se un “Amici miei” di basso rango fosse arrivato a governare un Paese. Poi i giudici, non per colpa loro, arrivano sempre dopo. Dopo che milioni di italiani l´hanno bevuta, ci hanno creduto, si sono tappati occhi e orecchie per non sentire e non vedere.

Repubblica.it – 4 aprile 2012


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